CORPI EREDITATI

Nel portfolio Corpi ereditati l’autrice costruisce una sequenza visiva rigorosa in cui la composizione assume un ruolo centrale. Il bianco e nero, asciutto e misurato, restituisce l’austerità architettonica dello Stadio dei Marmi e dialoga con la monumentalità delle statue, mantenendo una linea estetica precisa e riconoscibile. Le sovrapposizioni in trasparenza introducono i corpi contemporanei all’interno di questo spazio simbolico, creando immagini equilibrate e formalmente controllate in cui passato e presente convivono nello stesso piano visivo.

La scelta di Dana della doppia esposizione, non è soltanto un espediente estetico ma diventa il dispositivo centrale del progetto. I gesti degli atleti di oggi si sovrappongono alle figure scultoree creando corrispondenze, slittamenti e continuità inattese. In questo modo il lavoro mette in relazione l’ideale del corpo celebrato nella stagione in cui fu costruito lo stadio con la presenza viva e quotidiana di chi oggi attraversa quello spazio.

L’uso della stratificazione visiva non è un semplice espediente formale ma diventa strumento narrativo: le statue nate in un contesto ideologico preciso si confrontano con i gesti spontanei degli atleti di oggi e non sono solo sfondo ma matrici dei movimenti contemporanei.

Motivazione del giudice Antonio Attini